Distruggetemi, in tre giorni mi riedificherò! (Anno B, III dom. quaresima, Gv 2,13-25)

Gli antichi ritagliavano uno spazio per costruire gli edifici con le statue dei loro dèi. I Romani gli davano due nomi: templum (da un verbo che significa appunto tagliare) oppure fanum; essi separavano nettamente la vita religiosa dalla vita di ogni giorno. Il culto degli dèi si svolgeva nel fanum, il resto della vita era pro-fanum, fuori dal luogo sacro, dove si svolgevano la vita e gli affari. La parola profano, ancora oggi, indica ciò che non ha niente a che vedere con le cose sacre.  Per Israele non era così: il tempio di Gerusalemme era nato al posto della tenda del convegno che aveva accompagnato il popolo eletto nel deserto; perciò non conteneva nessuna statua, ma l’arca dell’alleanza, le tavole della Legge e il bastone di Mosè. Nonostante questo, l’ipocrisia religiosa aveva portato la vita profana quasi dentro il cuore del tempio. Tutti i cortili circostanti, infatti, erano invasi da commercianti, da cambiamonete, da venditori di animali che servivano per i sacrifici. Quando Gesù entra nel tempio e vede questa situazione di degrado e mercificazione della vita religiosa (pericolo sempre in agguato) protesta e con un gesto eclatante comincia a cacciare via quanti si trovano dentro i cortili del tempio per motivi di semplice profitto personale e senza rispetto per il culto divino.

Ma Gesù non vuole soltanto purificare il tempio da tutte le contaminazioni idolatriche del denaro: vuole proprio sostituirlo! Infatti a chi gli chiede un segno egli comincia a parlare della distruzione e della ricostruzione del tempio, ma – come ci avverte l’evangelista Giovanni – Egli non si riferisce al tempio di Gerusalemme, ma al tempio del suo corpo.

Sì, sarà il suo corpo risorto luogo di un nuovo culto, non Gerusalemme e il suo tempio. Infatti – come dice Gesù alla Samaritana – bisogna adorare Dio “in spirito e verità”. Questa adorazione si compie accogliendo Cristo e conformandosi a Lui nella vita, resi dal battesimo “partecipi della natura divina”.

E’ una rivoluzione religiosa. Il cristiano non ha bisogno di chiese per elevare il suo culto a Dio, non deve separare il sacro dal profano, perché l’umanità che Cristo ha assunto nel suo corpo imprime l’impronta divina a tutto il creato, e quindi ad ogni uomo o donna che lo vogliono seguire con fedeltà. «Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?» (1Cor 3,16). Ecco dove dobbiamo adorare Dio: in noi stessi, nel nostro cuore! Cristo non vuole purificare quel tempio (che non esiste più), ma il nostro cuore: da tutte le tentazioni idolatriche, dal fascino del potere e del denaro, dall’ipocrisia religiosa. Le nostre chiese devono essere fatte di “pietre vive” che sono i battezzati. Se riusciamo a renderle belle nelle loro mura, e tante sono bellissime, è per ricordarci, guardando ad esse, quanto dobbiamo essere belli dentro; essere veri adoratori del Padre “nello spirito e nella verità” di Gesù Cristo, nell’offerta a Lui di ogni piccolo gesto, pensiero, gioia o sofferenza della nostra vita quotidiana. 

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