Il Dio dei cristiani è cristiano? (anno B, Trinità, Mt 28, 16-20)

Ma il Dio dei cristiani è un Dio veramente cristiano? Questa era la domanda che si faceva il teologo Bruno Forte all’inizio di un suo libro sulla Trinità. La rivelazione che Gesù fa di Dio rimanda alla relazione trinitaria che esiste tra Lui, il Padre e lo Spirito Santo. Il Dio cristiano è Unico, ma non è Solo: un mistero nel mistero, che si può capire non con la mente (se lo comprendi non è Dio, dicevano i medievali), ma col cuore.

Non sempre noi cristiani traiamo tutte le conseguenze del nostro monoteismo trinitario. Spesso viviamo il nostro rapporto con Dio nello spirito della paura, più come sudditi spaventati che come amici amati; e invece abbiamo ricevuto lo spirito dei figli adottivi. Gesù rivela chiaramente questa nuova confidenza quando dice ai suoi discepoli: «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15). 

La relazione d’amore con Gesù ci rende partecipi dello stesso Amore che unisce Lui al Padre. Lo dice Lui stesso: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui»(Gv 14,23). In una toccante scena del film Decalogo 1 di Kieslowski il bambino protagonista, Pawel, che ha perduto la mamma, chiede conto alla zia dell’esistenza di Dio e di come possa conoscerlo. La catechesi della zia consiste in un suo tenerissimo abbraccio che avvolge il bambino. «Dimmi cosa senti adesso» gli dice la zia. «Ti voglio bene» risponde il bambino. «Esatto, e Lui è questo», conclude la zia. Dio è questo abbraccio, Dio è l’abbraccio dell’Amore; perché l’Amore non può essere solitudine, è Relazione. Perciò Gesù invita i discepoli ad amarsi tra loro, per imitare l’Amore che Lui vive dall’eternità con il Padre. 

Dunque la comunità cristiana, per essere veramente tale, deve diventare rivelazione trinitaria di Dio e immagine della Trinità attraverso l’Amore che circola all’interno di essa. Essere battezzati “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo“ significa entrare dentro questo Amore. Ma come si entra veramente nell’Amore? Non è un paradosso: solo permettendogli di uscire e di manifestarsi, perché l’Amore si rivela attraverso l’atto dell’amare. Allora il battezzato che vuole vivere questo Amore deve uscire da se stesso, dal proprio egoismo, e ad amare le altre creature incondizionatamente.

In questa tensione d’amore verso l’altro, il cristiano cresce fino a raggiungere «la statura della pienezza di Cristo» (Ef 4,13) e quindi raggiunge la propria identità secondo la volontà di Dio. L’Amore infatti ha questo potere: di generare reciprocamente nel cuore di chi ama colui che viene amato e nello stesso tempo di rivelare a ciascuno l’identità dell’altro, cosicché ciascuno è se stesso in forza della sua mirabile condizione di amante amato;  stupenda reciprocità dell’amore. Perciò il Padre, generando eternamente il Figlio per Amore, eternamente è Padre. E così il Figlio. E così l’Amore che unisce il Padre e il Figlio. Essi sono Se stessi in forza dell’Amore che comunicano all’Altro e quindi costituiscono un’eterna Danza d’Amore a cui noi possiamo partecipare solo se entriamo nel loro Amore: e possiamo entrarci solo amando. Difficile da capire? Certo. Ma perché capirlo? Basta viverlo. E mentre lo viviamo, capiamo ciò che non capiremo mai. E proveremo la gioia incomprensibile di amare veramente!

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