La Chiesa, ospedale da campo! (V dom. Tempo Ordinario, Mc 1, 29-39)

Nel racconto delle prime pagine di Marco l’agire di Gesù segue due direzioni che sono un’indicazione importante per la nostra (personale) testimonianza del Vangelo e per tutta la Chiesa.

La prima direzione va verso l’esterno: Gesù annuncia la venuta del Regno di Dio sulla terra. Esso coincide con la sua stessa Persona che sprigiona la potenza salvifica di Dio attraverso miracoli e guarigioni. La salvezza che lui dona ricostituisce l’uomo nella sua integrità originale, quando ancora non si erano insinuate la malattia e la morte. Tutte le azioni prodigiose di Gesù vanno interpretate come un segno messianico. Ecco le parole del profeta Isaia: «Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio! Non temete; …Egli viene a salvarvi”. Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto» (35, 4-6). Ecco perché, quando alcuni discepoli di Giovanni vanno a chiedere la conferma se è lui il messia atteso, Gesù risponde: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano» (Mt 11, 4s). Gesù è venuto a guarire l’umanità, a «fasciare le piaghe dei cuori spezzati» a «consolare gli afflitti» (Is 61, 1s). Quando si tratta del bene immediato delle persone Egli non fa alcuna programmazione pastorale, non intraprende un’indagine sociologica del territorio, non fa le domande del catechismo, non dà regole morali e non affronta controversie dogmatiche; Egli non discute: va al cuore delle ferite umane e le guarisce. Ed è questa la prima indicazione per noi: la “carità urge” ed evangelizza tutte le situazioni di dolore. Papa Francesco sintetizza il concetto con queste parole: «Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto… La Chiesa a volte si è fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti. La cosa più importante è invece il primo annuncio: “Gesù Cristo ti ha salvato!”».

Ma c’è anche l’altra direzione; e questa va verso il silenzio e l’interiorità. Tutti cercano Gesù, tutti vorrebbero averlo solo per loro. E lui che fa? Si ritira da solo a pregare; costituisce una piccola comunità di discepoli (dodici) con cui appartarsi lontano dalle folle; i demoni gridano la sua identità ed egli impone loro di tacere e lo stesso silenzio chiede alle persone che guarisce. La sua azione salvifica non è una propaganda in cerca di consenso, non è la filantropia di certe fondazioni benefiche che accompagnano il bene fatto con la massima diffusione della sua notizia. Gesù va di villaggio in villaggio, cerca tutti, non fa preferenze di persone; consegna alla Chiesa l’ideale di una carità silenziosa che si prende cura delle ferite delle persone non per vantarsene, ma per realizzare semplicemente la sua missione d’amore.

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