5 luglio 2019. OGGI NIENTE ARANCINS!

Ecco, se avete mangiato delle arancine, non andate a Ground Zero: vi potrebbero rimanere sullo stomaco. Caro lettore stavolta nel mio girare per New York non mi viene di scherzare. Sto andando, con il mio amico Andrea, in un posto dove la razza umana ha dato una delle sue peggiori prove da quando esiste, e dove, in un giorno solo, sono morti più di duemila esseri umani, usciti da casa senza sapere di essere in guerra. Non hanno potuto essere neanche eroi; non è stato chiesto loro un particolare gesto d’onore per difendere la loro patria, né hanno offerto coraggiosamente il petto al nemico; semplicemente sono andati a lavorare con i loro amori in testa, con le loro collere e i loro rancori, i loro progetti e le loro delusioni, e sono morti. Alcuni in mezzo al fuoco, altri nel crollo, altri gettandosi dai vari piani nell’ultimo fatale volo della loro libertà. Vite e sogni spezzati in un istante. Avvicinarmi al memoriale delle Due Torri abbattute l’11 settembre del 2001 è come caricarmi di un peso. Mi sento stremato e con un forte senso di nausea. Ma a tutto questo si aggiunge l’effetto disturbante del monumento che è stato costruito a ricordo del massacro. Sono due vasche enormi, nere, del perimetro uguale a quello delle due torri, con ai bordi segnati i nomi delle vittime. Da questo perimetro partono fortissimi getti d’acqua che si allargano sul fondo delle due vasche per precipitare dentro due piccole altre vasche poste al centro. Quale effetto fa? L’acqua, simbolo di vita, va a tuffarsi in queste due piccole vasche, due buchi neri senza fondo, lasciando la sensazione di un precipizio mortale e oscuro. L’acqua cioè acquista, come accade ai simboli, il senso del suo contrario, in questo caso la morte. Ecco: mi disturba questa celebrazione della morte. Attorno, poi, neanche una zona protetta di silenzio: skateboards, urla di ragazzi, musica ad alto volume, chiacchiere banali dei turisti. Meno male che non ho mangiato le arancine. Le avrei vomitate. Io e Andrea ci fermiamo per una preghiera. La facciamo davanti a quel flusso inarrestabile verso la morte. Sarebbe bastato un filo d’acqua, uno solo, in risalita, illuminato da una luce. Avrebbe avuto lo stesso senso della nostra piccola preghiera; come la preghiera, infatti, avrebbe un poco risollevato il cuore verso il cielo della speranza.

Un pensiero su “5 luglio 2019. OGGI NIENTE ARANCINS!

  • Febbraio 27, 2020 in 9:12 pm
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    Ancora oggi provo le stesse emozioni leggendo quello che ho scritto

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